Un sorriso fuggitivo, non te ne accorgi ma chiudi gli occhi, anche se è un attimo lontano. Il millesimo rubato che colgo l'occasione per stravolgere il mio sorriso, senza scoppiare, contenuto davanti allo stupore che si schiude davanti a me. Rimango immobile, mentre tu riapri gli occhi, scuri e chiari, colpevoli di nulla. Ora è il tuo collo, orgoglioso, che si inclina con la lentezza di una vecchia quercia stanca della sua vita verticale. Quasi noto come le mie pupille si dilatano inconsciamente per catturare quell'inclinazione, quella svestizione di ciò che non è mai stato vestito, quella festa libera per le mie labbra. Resto immobile, la lingua preme contro il palato e le guance si abbassano di un centimetro. Hai notato? Anche le mie dita reagiscono. Solo un leggero movimento. I tuoi capelli si inclinano pigramente e dal tuo viso emergono angoli di piacere. La mia mano muore dalla voglia di accarezzarti la guancia, dolcemente, finché non indovino la radice di quei capelli neri dietro il tuo orecchio. Quando i tuoi occhi si alzano, poco a poco, magnetizzano i capelli della tua fronte e le tue ciglia li allargano a ventaglio. In un istante i tuoi occhi sembrano rilassarsi, per poi sorridere da soli. Adesso mi sento osservato. I tuoi zigomi continuano a giocare con gesti di apertura che solo tu capisci. All'improvviso il tuo viso si rilassa, come se fosse abbandonato, e il tuo sguardo si concentra, studiando le possibili reazioni di una preda immobile. Una suggestione eterea proveniente da uno dei tuoi angoli mi dice che hai scelto la tua vittima. E sono davanti a te, E tremo di desiderio. Ti mordi il labbro inferiore, senza abbandonare quella posizione predatoria. Te ne accorgi e la lingua sostituisce leggermente i denti. All'improvviso alzi il collo, i seni si gonfiano in un soffio improvviso, che ti costringe a separare le labbra. Alla fine, le tue braccia si muovono. Per prima cosa uno di loro sposta la sublime cortina dei tuoi capelli dietro un orecchio fino ad allora timido. La tua mascella è serrata, un ruggito appena percettibile, profondo e breve, sale dalle profondità delle tue corde vocali. Poi l'altra mano ti abbraccia il collo, distratta, senza che io possa indovinare cosa ci sia pressione e cosa ci sia carezza in quel gesto. Come senza volerlo, le tue mani cadono sulla vita, scegliendo ogni curva che percorrono in una direzione che sembra unica, definitiva. Uno di loro, strisciando, ti esplora lo stomaco. Poi noto la tua nudità. Del mio. Nel preciso istante in cui abbasso lo sguardo, un fulmine mi attraversa il corpo, mi strappa da terra, mi taglia l'aria. È la tua voce. Una sola parola: vieni.
