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Quella ragazza non gli sarebbe sfuggita, ora quello che avrebbe giocato duro sarebbe stato lui. Pensò. - Ciao bene! - sa

Quella ragazza non gli sarebbe sfuggita, ora quello che avrebbe giocato duro sarebbe stato lui. Pensò. - Ciao bene! - salutò Zaira, entrando dalla porta. - Ciao tesoro, come sono andate le lezioni? - Ciao mamma - le diede un bacio. - Ottimo, oggi è stato più divertente - rise dirigendosi verso la sua stanza. Aitor... Zaira pensava a quello che era successo, non riusciva a scrollarsi di dosso quella sensazione che quel ragazzo, quasi un uomo, le provocava. Non poteva crederci, aveva cinque anni più di lei, eppure moriva dalla voglia di avere qualcosa da lui... Qualcosa di più di un semplice discorso, più di uno sguardo... Aveva bisogno di averlo. Lo adoro. Ma cosa sto dicendo? - Si vergognava dei propri pensieri. Per un attimo credette di essere tornato in sé, credette di aver capito che questo non era normale, che non poteva essere. Ma all'improvviso, i suoi occhi, il suo corpo che la imprigionava contro il muro, risvegliarono in quella ragazza un mare di sensazioni e una passione indescrivibile. All'improvviso, una melodia la distrae dai suoi pensieri. Il suo cellulare stava squillando. - Dire? - Ciao, tesoro mio - Chi è? - Sorrise, sapendo chi fosse. - Mmm... Indovina, ragazza intelligente - rispose in tono malizioso. - Ah, sei tu... Aitor... - Assunse un tono di disappunto, seguendo la partita. - Aha, hai dimenticato qualcosa a casa mia. - Me? - A te, tesoro. - Beh, portamelo. - Beh, in realtà penso che tu ne abbia dimenticati due. - Oh, e quali cose? - Vieni e lo saprai. - Hahahaha, e perché non vieni? - Abbiamo qualcosa in sospeso. - Ahahah, ahh - Ti aspetto. - Passerò domani - Ok, ti devo lasciare, devo preparare da mangiare. - Hahaha, hai anche abilità culinarie? - Beh, certo, cosa ne pensi? - Rispose con quel tono malizioso. - Oh, alla fine sarai una bella presa e tutto... - Rispose con la stessa malizia. - Ne dubitavi? - Che cose hai? - Se ti comporti bene, un giorno ti inviterò a pranzo - Ahahah, oh e come dovrei comportarmi secondo te? - Ne parleremo. Allora ti aspetto... Domani? - Va bene, domani pomeriggio, per favore, non farmi alzare presto - implorò. - Ahahah va bene, anche se non te lo meriti. - Più o meno alle cinque è successo. - Ok bello, a domani. - Arrivederci... Aitor... - riattaccò. Un sospiro ruppe il silenzio della sua stanza. Ero pazzo, completamente pazzo, stavo per tornare in quella casa, dove quella stessa mattina era successo quello... Ciò che ha cambiato completamente quella relazione. Naturalmente... Ora non era il suo insegnante... Ora era solo un altro ragazzo... La ragazza sorrise quando ci pensò. -No, no, non succederà nulla, devo darmi il mio posto, non sono una qualunque - si disse. - Ma con te è così diverso Aitor... Mi fai sentire... Al sicuro. Il pomeriggio fu più o meno lo stesso. Zaira è uscita un po' con le amiche. E Aitor è andato in piscina con i colleghi, ai quali evidentemente non aveva accennato nulla di quanto accaduto. Naturalmente il ragazzo era un po'... sciocco. - Amico, guarda che pivitas che stanno arrivando! - Disse Alberto, uno dei suoi amici, dandogli una gomitata. - Sei pazzo, amico, non è poi così grave - rispose Aitor, perso nei suoi pensieri. - Non stai bene... Che diavolo ti prende? Sei rimasto in silenzio tutto il pomeriggio e con quella faccia da idiota. - Sei uno stupido! - mi sono alzato - Aitor, è per colpa sua? Sara ti dà ancora fastidio? E' quella stronza, vero? Fanculo a lei, non prestarle attenzione. - Amico, smettila, non sono Sara, okay, non la sento da un po'. - Non prendermi per il culo se le dai ancora la caccia? È tornata da te come amica, giusto? Te l'ho già detto, Aitor, non lasciarla entrare più nella tua vita, più le dai fiducia, più continuerà, non te ne rendi conto - Lo interruppe. - Per. Alberto, ripeto, non è Sara, ok, lo sai già che con lei non voglio niente. E quello che mi succede non ha niente a che fare con Sara, davvero. - COSÌ? - chiese Albero emozionato. - Chi è? Sei uno stronzo, hai già qualcuno là fuori e non mi dici niente, devo tirarti fuori tutto... Sarai... - Alberto, mannaggia, non c'è nessuno, non dare fastidio. -Cueeeeeeenta - NO - Dai. - Sono... Zaira -Chi diavolo è Zaira? - Ricordi cosa ti ho detto, che stavo insegnando ad una ragazza? - Aaaha. - Lui annuì, sapendo dove andavano a finire i colpi. - Allora... non lo so, è una ragazza... ci stiamo conoscendo e... - Ti piace. - No, non è... non è un capriccio, non so cosa le sia successo. - La vuoi? -Molto... - Più di Sara? - Sara era... un capriccio. Questo non ha niente a che fare con questo. - Sei sicuro, Aitor? Non voglio che un'altra ragazza venga a scoparti come ha fatto quella stronza, sai? -Lei non è così - La conosci bene? Voglio dire, a parte le lezioni, hai parlato di più? - Ebbene sì, chiacchieravamo, alla fine delle lezioni... E da quello che mi ha detto lei non è come Sara, non è una ragazzina per un cazzo e basta... - Forse la vedi così. - No... Lei... non lo so, accanto a lei sento che è uguale a me... È come se - lo interruppe Rubén, un altro suo collega. - Bene, basta con queste chiacchiere, andiamo a fare un tuffo, giusto? sembri vecchio colpendo il becco ahahahah E si sono lasciati coinvolgere, litigando e scherzando. Il pomeriggio passò e in breve tempo si ritrovarono nel giorno in cui si sarebbero rivisti. La mattinata trascorse molto normalmente. L'ora si avvicinava, i nervi e la tensione aumentavano. Di nuovo insieme... Zaira usciva di casa più tardi dell'orario concordato, le piaceva farsi aspettare e ancor di più se si trattava di lui. Aitor, invece, l'aspettava sulla porta, con le cose che aveva "dimenticato" da quasi un quarto d'ora. Alla fine la vide avvicinarsi, era bellissima. - Cosa fai qui? - chiese sorpresa. - Cosa pensavi che al primo appuntamento ti avrei messo a casa mia? ahahah - Ahahahah, appuntamento? - Lei ha risposto ''delusa'' - Beh, ormai avevo appuntamento con il mio ragazzo... - Con... con il tuo RAGAZZO? - Rispose sorpreso. - Hahahahahaha - cominciò a ridere come una pazza - Ahhh! sei...! ahahahah - e si unì alla risata orecchiabile della ragazza, che più che rise con sollievo. - E se avessi un fidanzato... cosa? - La tua esibizione dell'altro giorno non avrebbe parlato molto bene di te... Non credi? - E tu? - Non ho una ragazza. - Disse con orgoglio. - Nemmeno io sono interessato... - rispose con quel tono freddo che aveva Aitor. - Oh, non ti interessa - si interruppe. -Ahahah no. -Lo guardò negli occhi - Wow... beh dovrò... - Si avvicinò a lei e cominciò a metterle una mano intorno alla vita. - Fai quello che ti piace così tanto. - e cominciò a farle il solletico. - NO! ahahahahah non mi piace! Aitor, fermati, la gente ci guarda ahahahahah - rideva in mezzo alla strada, perdendo a poco a poco le forze nelle gambe. - Cosa vuol dire che non ti piace? Se ridi, ti piace, ammettilo, ti piace che ti faccia questo. - Hahahahahaha no, non mi piace - Oh, non lo ami? - Si avvicinò a lei in modo che il busto di Aitor fosse premuto contro la sua schiena. - Hahahaha.... Aitor.. ahahaha per favore... Per favore... - Il suo respiro cominciò ad accelerare, e con un solo movimento gli appoggiò il sedere sul cavallo. - Mmm... - Si fermò inconsciamente - Zaira... sei cattiva... Dimmi che ti piace - le sussurrò all'orecchio. - Aitor... - si stava emozionando -Aitor... Mmm... No... - Dimmi che ti piace... Dimmi che ti piace essere così... - Mi piace... - rispose ansimando. - Zaira, mi fai impazzire... -rispose chiudendo gli occhi. - Aitor fermati... la gente ci guarda... - Non mi importa delle persone... mi importa di te... Solo di te - la fece voltare e si guardarono negli occhi. - Oh... - gemette, mentre le loro labbra si toccavano e il suo cuore batteva a gran velocità. - La mia bambina... - Avvicinò le labbra - La mia Zaira... - Tremavo. E Aitor toccò le sue labbra con le sue, e l'abbracciò più forte a sé, accarezzò di nuovo le labbra della ragazza con le sue. I loro respiri affannosi li avvolgevano e non esisteva nient'altro. - Aitor... tu... - Sì? - Ti amo. E Aitor avvicinò le labbra, le toccò di nuovo e si staccò da lei. Guardo la ragazza, rimasta immobile, di fronte alla situazione, aveva perso il controllo... LEI. Si sentiva malissimo e, d'altro canto, il gioco le piaceva. Moriva dalla voglia delle sue labbra, quel tocco morbido le aveva toccate, voleva sentirle da solo. Lo guardò con disprezzo, era a pochi centimetri da lei, con uno stupido sorriso di superiorità e malizia.