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"Il tempo", diceva mia nonna, "mette tutti al loro posto". La conversazione continuò ancora per qualche minuto, ma non r

"Il tempo", diceva mia nonna, "mette tutti al loro posto". La conversazione continuò ancora per qualche minuto, ma non riuscirono a evitare i miei sguardi al cane nel caminetto, né riuscirono a fermare il fiume di brodo che usciva dalla mia passera, così abbondante da bagnare perfino la mia gonna pesante. Aveva bisogno del cazzo di quel cane enorme nello stesso modo in cui aveva bisogno di cibo, acqua o sonno. Per alcuni istanti che dovettero sembrare eterni ci fu silenzio, noi tre guardammo pensierosi il cane che ora gli leccava avidamente i testicoli. -A cosa stai pensando? - Mia madre mi ha interrogato.-Per niente, mamma.-Per niente?! - asseriva seria la nonna - Ancora non so se vuoi ingannare noi o te stesso. Ho notato come guardi "Dragon" o pensi che mi stia succhiando il dito. -N... no nonna... vedi io... stavo proprio pensando che... mi dispiace tanto - Ti dispiace?!!, mi dispiace ancora di più di aver perso tante cose di te, tutto a causa di quell'ossessione che, qualunque cosa tu dica, vedo ancora nei tuoi occhi. -Dai tesoro - disse mia madre - smettila di essere ipocrita, ti conosco troppo bene, sei sexy, vuoi continuare con il trambusto. Ci assomigli troppo. Non potevo negarlo, avrei voluto inventare qualche scusa, ma il caldo che sentivo mi impediva anche di pensare. La mia vista non poteva separarsi dal grande “Drago” che ora sembrava guardare solo me, mentre rimaneva sdraiato su un fianco, come se mi mostrasse rudemente testicoli grandi quasi quanto quelli di un cavallo. - Ragazza intelligente!! - affermò mia nonna, stringendomi il braccio sinistro - Devi restare di nuovo interdetta!! Alla fine della frase i miei due genitori scoppiarono a ridere senza alcun controllo. -Ah, ah, ah, ah... questa ragazza è peggio di noi... eh mamma? - disse mia madre con voce rotta. -Sì... ah, ah, ah, ah... ed essendo la peggiore, ci ha fatto soffrire... ah, ah, ah,... penseremo a qualche punizione per lei,... ah, ah, ah,... Nonostante le risate di mia nonna, sapevo che l'ultima forse non era uno scherzo. La verità è che la mia mancanza di comunicazione durante tutti quegli anni aveva danneggiato mia nonna più di quanto avessi mai immaginato. -Punizione? - chiese mia madre, smettendo di ridere, ma mantenendo uno strano sorriso - Punizione?... Lo sai che ti comporti da ragazzina da anni, vero? Lo sguardo diretto di mia madre mi fece distogliere lo sguardo, cercando rifugio negli occhi di mia nonna, ma lo sguardo di quest'ultima mi rivelò che sarebbe stata d'accordo con qualsiasi cosa mia madre avesse il piacere di ordinarmi. La mia vista si posò sugli occhi rossastri di “Drago”, il suo sguardo mi lasciò disorientata, era caldo, senza dubbio, mi rilassò mentalmente, ma fissando gli occhi sulle immense palle che erano i suoi testicoli, mi fece notare il battito del mio cuore nell'inguine, nei reni, martellandomi le tempie come un tamburo. -Rispondi a tua madre, ragazza!! - gridò mia nonna, spaventandomi davvero. La sensazione di mancanza di protezione, lungi dal diminuire le mie sensazioni, le aumentava, mi sentivo come se svenissi dalla febbre. Gli sguardi dei miei due parenti erano per me indescrivibili in quel momento, oggi so che erano l'indicazione sadica di chi comanda. Fu in quel momento che tutto cambiò davvero, sentii le due donne parlare in lontananza, come attraverso un muro. La mia coscienza non si preoccupava più di altro che delle immagini che “Dragon” fissava nella mia mente febbrile. Mi vedevo costretto, umiliato, dominato dalla virilità di dimensioni impossibili che immaginavo possedesse “Dragon” quando si eccitava. Mia nonna, la donna che da bambina, prima di questo temporale, mi trattava sempre con dolcezza, mi scuoteva con forza per le spalle urlando a pochi centimetri dal viso, con il sadismo riflesso nei suoi occhi e nel suo mezzo sorriso. Non capivo cosa mi stesse gridando, lo sentivo a malapena, ho solo inclinato un po' la testa per poter continuare a guardare la persona che evocava in me tante immagini: "Drago". Il dolore prodotto da mia madre che mi tirava i capelli finché non mi alzavo è riuscito a farmi uscire dalla trance. - Se sei un maiale! - gridò mia madre - Cosa c'è che non va? Il cucciolo ti fa arrapare? - Sì... sì - risposi balbettando mentre tenevo mia madre per il polso della mano con cui mi afferrava i capelli. - Beh, vai al diavolo e guarda!! - disse la mia dolce nonna, mentre spostava una delle lunghe panche del tavolo fino a posizionarla a suo piacimento, con un'estremità a meno di un metro dal cagnone. Tra loro due, spingendomi e tirandomi per i capelli, misero il cavallo sulla panchina e mi fecero sdraiare sopra a faccia in giù, con la faccia a mezzo metro di distanza dal “Drago”, che non si tirò indietro nemmeno. -Guarda questo, così imparerai che noi tre siamo uguali, ma io e tua madre lo abbiamo già dato per scontato... Prenditelo tu!!... solo allora potrai davvero godere. Mia nonna si inginocchiò accanto al cagnolino, senza impedirmi la vista, cominciando ad accarezzare delicatamente il gallo del "Drago", che reagì prontamente tirando fuori dalla guaina qualche centimetro di carne rossa che il cane cominciò a leccare. - Non preoccuparti, "Piccolo Drago"... la mamma ti sta già succhiando. I peli della vecchia, quando si chinava, coprivano completamente il cavallo del cane. cane, ma i movimenti della sua testa, insieme alla crescente agitazione nel respiro del cane, mi fecero capire che la nonna gli stava mettendo in bocca quella carne rosso sangue. Di tanto in tanto mia nonna alzava la testa e mi guardava con quel sorriso sadico, in quel momento "Drago" cercava di leccarsi il cazzo, ma lei non glielo permetteva, voleva mostrarmi come il cazzo del cane emergeva sempre di più. Pochi secondi dopo continuò con il suo lavoro orale. Ha ripetuto più volte la manovra. Il respiro dell'animale era molto affannoso, e il suo cazzo era... era... indescrivibile, un monumento di carne bagnata e ondeggiante, con un diametro un po' più piccolo del mio polso, la palla alla base era grande quanto le mie mani giunte. -Cosa ne pensi del mio cucciolo? - mi chiese la vecchia, col viso arrossato e contorto dalla febbre tremenda. Non ho potuto rispondere. Poi ho notato un dolore sordo alla natica destra, mia madre mi aveva dato una pacca sulla gonna pesante, nello stesso tempo mi diceva: -Rispondi, ragazzina!! -M... mi piace... ha un... pene enorme... - balbettai. Madre e figlia iniziarono a ridere. -Ah, ah, ah, pene!!... ah, ah, ah, che bella cosa!! - mi prese in giro mia madre, fuori dalla mia vista. -No, tesoro!! - dichiarò la matriarca, sciogliendo il cane - ah, ah,... che cazzo che cavolo mi scoperà per bene!! ah, ah, ah... la nostra conversazione mi ha sconvolto molto. Anche dopo la conversazione precedente, quasi non credevo al linguaggio usato dalle donne che rispettavo di più nella mia vita. Mia nonna si stava togliendo in fretta i vestiti. Per la prima volta dopo anni potei vedere il corpo di mia nonna nella sua interezza, in quel momento mi sembrò molto eccitante, anche se considerandolo freddamente era quasi grottesco: un ventre che quasi copriva un pube completamente imberbe, seni che si potrebbero definire mammelle, immensi, cadenti quasi a toccare la pancia e gambe forti, ma ricoperte da una generosa quantità di grasso, che terminava in un culo di proporzioni incredibili. La vecchia non perse tempo e le si mise accanto. gatti, facendo sfregare i loro capezzoli contro le piastrelle del pavimento, che con il freddo diventavano eretti, tanto sporgenti da sembrare piccoli peni. Con un certo sforzo riuscì a convincere il cane a posarle addosso le zampe posteriori. L'eccitazione del “Drago” fu pazzesca, quasi istantaneamente iniziò a muovere i fianchi cercando di trovare un fodero per la sua spada. "Mmmmm... mi dà... mmmm mi colpisce con tutto il... cazzo... nella... mia figa... mi sono strofinato... mi sono strofinato la pipa... mmmm... aaaaahh." Cominciai a muovere i fianchi, strofinando l'inguine contro il legno della panca su cui sedevo. era sdraiato. Ho sentito mia madre dire: - Diventerai una puttana!!.. Questa stronza non sopporta la febbre, mamma!!.. quella cosa schifosa si strofina la figa contro la panchina. -Mmmm... troia... troia... eeeeeeeeehh... merda... aaaaaaaaaaaah – sospirò la nonna – qui da sola... da sola.... wessssss... corriamo... corriamosssss... wesssss... aaaaaaaaaaahh... noi-dopo... Nonostante le sue parole continuavo a muovermi ritmicamente, osservando come la nonna afferrava, come meglio poteva, la base del canino armato, portandolo nella vagina e impedendo al cazzo di entrare completamente, ma lasciando abbastanza libertà a “Drago” per imporre un ritmo frenetico, come quello di un martello pneumatico.-Aaaaaaaaaaahhh... che cazzo... aaaaahhh, così, così, così... aaaaaaaahh, aaaaaaazz... sculaccia quei coch.... aaaaaaahh cochinaaaaaaah... co-non venire... cumaaaah... mmmmmmmm... mmeeejjj... spezzassssssssss..... aaaaaaah... ho sentito l'aria fresca sulle gambe e non è passato un secondo prima che notassi la prima sculacciata, a mano aperta, sulla natica destra, sopra le mie mutandine di cotone bianco. Il dolore era cocente, acuto, ma non sembrava ottenere l'effetto desiderato, anzi. Notavo come il mio orgasmo si avvicinava mentre le sculacciate cadevano sul mio giovane culetto e quel bastone di carne entrava ed usciva dalla figa di mia nonna senza mai entrare completamente. Sarebbe rimasto inciso nella pietra per il resto della mia vita. Mi sentivo oltre la moralità. Ho sentito come dovevano essersi sentiti Adamo ed Eva prima di mangiare il Frutto Proibito ed essere consapevoli del bene e del male, quei concetti hanno cessato di esistere per me. Le sculacciate cessarono per qualche secondo, giusto il tempo che mia madre impiegò a strapparmi le mutandine con un forte strattone. -Mmmmm... sta arrivando... - cominciò a gridare la mia vecchia nonna - Sto arrivando... adesso... adesso... aaaaaaaaaaaaahhh... co-che polvereoooooo....... oooooj.... yaaaaaaahhhh... mmmmm... yaaaaaaaaaaaaahhh... Quella donna, più vecchia di quanto avrebbe voluto ammettere, lei tutto il corpo tremava, era sudata per l'orgasmo e per lo sforzo di tenere una parte del cazzo fuori dalla figa, con i peli sulla sommità della testa sbavati dalla lingua del suo amante canino. Somigliava ad una crema pasticcera unta e lucente, sottoposta al volere della lussuria. Pochi secondi dopo ero steso sul pavimento, su un fianco, completamente inerte, mentre “Dragón” continuava a dimenarsi nell'aria, con il suo cazzo tremolante grondante liquidi, quella visione mi disarmò. Il calore doloroso delle mie natiche risaliva lungo la schiena, diffondendosi ai reni, al collo, a tutto il mio essere. -Mmmmm.... meeeeej.... corr-corroooooooooo.... dammmmm... dameeeee.... moresssss... forte-forteeeeeeeeeej – non mi ha sorpreso che quelle parole siano state pronunciate da me – yaaaaa...... aaaaaaaaaaaaaaahh.... che bravaoooooooojj....Mia madre, non potendo impedire il mio orgasmo, è diventata isterica, colpendomi le natiche con entrambe mani, più forte e veloce che poteva. Le mie natiche non smettevano di avere convulsioni. Poi ho sentito le mani di mia madre afferrarmi le natiche con forza brutale, affondandomi le unghie, facendo pressione per impedirmi di muoverle, separandole brutalmente. Vedevo l'enorme cane che leccava da dietro l'inguine di mia nonna, facendo sporgere la punta della lingua dal davanti, ad ogni leccata mia nonna tremava come in preda ad un attacco. La vecchia non smetteva di gemere, cercando di staccare la testa dal cane: -Ah... ah... ag... mmm... ag... paraaaaaaaah... mmm... Mia madre non smetteva di urlare mentre affondava le unghie nelle mie natiche arrossate: - Puttana... vieni senza toccarti... maledetta ragazzina... hai già accettato quello che sei?... -S...sssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssss test nelle mie natiche arrossate: -Puttana... vieni senza toccarti... ragazzina del cazzo... hai già accettato quello che sei?... -S...ssssssssssssss... - dissi sospirando, in preda a un orgasmo eterno - I-sono una stronza... ssssssssss... aaaaah... Mia madre ora lasciò le mie natiche e le accarezzò dolcemente, facendo scorrere le sue mani lungo le mie gambe fino a raggiungere le mie caviglie, mentre il mio orgasmo rallentava. Mi parlò con voce dolce ma spessa: -Sshhhhh... Non preoccuparti, Anita... Adesso sarà tutto più semplice, tesoro. Mi sbagliavo, non sei come noi. Sei peggio!!.. o migliore, a seconda di come lo guardi. Ti mostreremo un intero universo che hai appena iniziato a intravedere. E ti useremo per sperimentare cose nuove, cose che io e mia madre non osiamo provare da sole. Sono ansioso di iniziare. Adesso sarà meglio che porti via il “Drago” a tua nonna altrimenti gli verrà un infarto... eh, eh, eh... Mia madre entrò nel mio campo visivo per afferrare il cane e con un certo sforzo, visto che il povero animale, a causa della pressione della mano che gli teneva il cazzo, non era venuto ed era molto più che emozionato, riuscì a legarlo. Poi aiutò la vecchia allampanata che era diventata mia nonna ad alzarsi. Intanto appoggiavo la guancia sinistra sul legno della panca, guardando l'animale nervoso che non riusciva a smettere di leccarsi avidamente il cazzo. Da parte mia, ho notato il bruciore alle natiche, alleviato solo dalla freschezza dell'aria, pensando che fosse già fatto, che nulla sarebbe stato più come prima nelle mie relazioni. Sarei ancora entusiasta di fare l'amore con mio marito, ma... avevo scoperto che c'erano più cose da provare... da fare... la vita... il sesso... era molto più di quanto avessi sempre riconosciuto. Non mi limiterei mai più alla moralità o alle consuetudini consolidate. Avrei paura, ma non mi lascerei condizionare. L'intero universo era stato posto davanti a me per il mio godimento e quello di tutti gli esseri viventi. La voce di mia nonna mi fece impazzire ma non mi fece separare lo sguardo dal grande "Drago", che ora mi guardava con il respiro pesante e il cazzo vibrante. -Calmati, ragazzina, venire senza toccarsi non può essere una buona cosa, sistemeremo tutto... CONTINUA