Ero fuori da quella casa enorme, e quelli che mi avevano licenziato da quel posto giuravano che se mi fossi avvicinato non sarebbe rimasto più niente di me, dovevo solo aspettare che arrivasse l'ambulanza per sapere cosa fosse successo, e quell'ambulanza allegra non arrivò mai, erano già passate circa 5 ore e non usciva nessuno, solo ospiti che mi ignoravano completamente. Ho deciso di lasciare il posto perché non ci ottenevo nulla. Il giorno dopo mi sono svegliato con un senso di vuoto, angoscia, paure: come potevo non sapere di avere il mio canide? Come ho fatto a non percepirlo prima? Dopo la colazione, e visto che quella domenica non lavora, l'ho chiamata per sapere qualcosa su di lei. Alle prime due chiamate non ha risposto, ma alla terza sì, e io ero completamente spaventata perché non ho ricevuto nemmeno alcun segno da lei. - Ciao Reinita, come stai? - Ciao Oskar, sto bene, grazie, non posso parlare molto, sono all'ospedale centrale, lo sai già, vieni a trovarmi tra le 16:00. e alle 17:00, che è l'orario in cui non ci sarà nessuno della mia famiglia, ho molto da dirti. - Va bene, ma raccontami qualcosa di te, sono molto preoccupato, usignolo-. Si sentiva solo che la ragazza aveva terminato la chiamata. Non sapevo se questo mi metteva in una situazione uguale o peggiore della precedente, perché i nervi mi mangiavano vivo, in quella che era la mia mattinata decisi di andare a fare una passeggiata nel parco, era uno di quei giorni che nessuno vuole, a meno che non sia depresso, era nuvoloso con molta nebbia, si sentiva l'umidità nell'aria, non riuscivo quasi a vederla ad una distanza considerevole per i miei occhi, anche se ero immersa in un mare di pensieri, ricordando i volti della notte precedente, e cercando di cravatta Quanto al motivo per cui mi avevano trattato così, non riuscivo a capire nulla, e tornavo ai miei ricordi felici, come facevo sempre quando ero solo e senza niente in mente. Era una fredda e piovosa notte d'inverno, avevo conosciuto una collega di lavoro, visto che la volevo solo come amica, non è che fosse brutta affatto, era magra, alta e aveva dei fianchi che attiravano l'attenzione, ma non aveva mai quel naso che mi attraeva verso certe donne, volevo accompagnarla ad un recital d'opera, la cosa peggiore del mondo secondo me, sapevo che mi sarei annoiato tutta la notte, e probabilmente mi sarei addormentato in quei posti ma siccome lei era depressa il recente abbandono del suo fidanzato, ha preteso che io la accompagnassi. Siamo arrivati in orario, ci siamo seduti in uno dei posti al centro dove potevamo abbagliare i volti e le figure dei cantanti e dei ballerini, e lì è cominciato tutto, l'ho vista uscire sul palco, con un "tutù", in punta di piedi, quei piedi che solo con la sensazione del suo rialzo tra il mio inguine mi emozionavano, ma in quel momento erano proprio piedi immacolati, l'avevo in quei momenti, così bella così perfetta, come muoveva le mani, le gambe, il contorno del suo corpo era il più bello che potessi immaginare mai avrei immaginato, ed eccomi lì, ero così stupido senza smettere di guardarla. Quando ho finito lo spettacolo, che è volato via, il mio compagno mi ha guardato sorpreso, non avrei mai pensato che ti piacessero le opere classiche. Ho sentito quelle parole e sono arrossita, ero completamente ipnotizzata da quella donna. - Bene, andiamo all'uscita, ho finito. Lei si alzò e io la seguii. Usciti dal teatro siamo andati a mangiare qualcosa, dato che quel giorno era infrasettimanale, ho preferito portarla in un posto con cibo leggero, un po' di riso, salsa di soia e come sempre un buon vino, abbiamo parlato di cose tribali, di lavoro, dei nostri gusti e delle cose di tutti i giorni. Ad un certo punto, disse che dovevamo andare a una festa che si teneva nell'hotel a pochi isolati di distanza. Mentre passeggiavamo, mi raccontò che una delle sue migliori amiche era una delle ballerine principali dello spettacolo, e che era anche colpa di quelle amiche se era caduta, trascinandomi, in quel posto. Quando siamo arrivati, tutto era molto elegante e c'erano tutti quelli dello spettacolo che avevamo finito di vedere non molto tempo prima, ed è stato lì che la mia amica mi ha presentato la sua meravigliosa ragazza. - Oskar, questa ragazza è Nina, una delle ballerine e la mia migliore amica. Lo ha detto avvicinandomi a lei. La ragazza mi aveva visto per la prima volta con quegli occhi scuri che mi attraevano come calamite sul metallo, ma non trovava alcun interesse in me. - Ciao signora, è un piacere conoscerti. Mi sentivo così impotente davanti al suo sguardo e ai suoi giochi di seduzione. Secondo le mie esperienze le sue mani erano la posizione del suo viso e come la luce le colpiva le guance facendola risaltare, come giocava con le labbra quando prendeva piccoli sorsi di champagne da un bicchiere, che lasciava segnato di un rosso profondissimo, ed era in quei momenti che le mie labbra volevano essere possedute da quei baci dal sapore dolce che dovevano avere le sue, così come quelle gambe che, avendo un vestito nero fino alle ginocchia, mettevano in mostra le sue gambe. - Signore, come ha detto che ti chiami? -. Me lo disse guardandomi dritto negli occhi e giocando con una mano sul bordo del bicchiere. - Scusate, mi chiamo Oskar, e non chiamatemi signore, perché farò causa alla mia palestra. Solo io so come avrei potuto provare a fare uno scherzo con quella donna, ma ho sempre saputo che la risata è una delle poche armi di un uomo di fronte a una donna così grande e allo stesso tempo una ragazza così piccola e innocente. - Non dico che non sia bello, ma è un uomo di esperienze vissute. Lo disse con un mezzo sorriso, che per me in quei momenti fu l'ingresso nel mio sogno più prezioso. La mia amica si era persa tra la gente, e penso da quanto vedeva lontano, era con un ragazzo, non più di 35 anni, mi sono messa in una posizione molto scomoda non riuscendo a strappare una parola alla mia regina, ma ad ogni domanda che facevo lei rispondeva a monosillabi, forse perché la mia compagnia quella sera non era delle migliori. Ma sono riuscito a sapere che aveva 18 anni, che ballava da quando ne aveva 6, che la sua famiglia era lì ma non riuscivo a collocarli tra così tante persone e camerieri, e anche la musica non era la più appropriata, beh la musica forse ma al volume a cui era. La mia amica è tornata dicendomi che era annoiata a morte, che alcuni ragazzi l'avevano invitata ad andare in una specie di bar e che non sarei rimasta in quel posto scomodo. Siamo arrivati con la mia macchina circa 15 minuti dopo aver lasciato la festa, durante la quale il mio usignolo si era stufato della mia presenza e mi aveva lasciato solo come una pianta di cactus che nessuno vuole. Era un posto per giovani, anzi dico giovani perché sapevo che quelli che frequentavano quel posto avevano tra i 18, i 25 e i 30 anni, io avevo già 35 anni, non è che fossi un vecchio arido, ma sì, non mi sarei sentito molto a mio agio per così dire. Entrammo e nell'atmosfera del posto c'era odore di sigarette, whisky, tequila, birra e un miscuglio di tante altre bevande, era buio con luci rosse e contro il muro c'erano tavoli con sgabelli, e un bar in fondo al locale, quando entrai c'era un po' di gente fuori dal cerchio dei ballerini, il mio compagno mi portò nel retro dove c'era il gruppo di ragazzi e ragazze, erano una quindicina, più donne che uomini, generalmente mi presentavo a tutti come Oskar e niente di più. Molto tempo dopo scoprii che Carla, la mia amica, era una ballerina da piccola, ma quando il suo corpo subì dei cambiamenti, grazie a Madre Natura, dovette dedicarsi ad altre oche, ma rimase in contatto con loro, tra queste c'era la sua grande amica Nina, nonostante sembrassero tutti bambini di buona origine, avevano il loro lato oscuro nelle moches, poiché dopo qualche drink ballavano tutti con espressioni sessuali sul viso e sul corpo, in cui inoltre, dal mio sgabello potevo osservare che uno dei due ballerini erano sulle gambe di uno dei ragazzi e facevano un movimento su e giù continuamente, non lontano da dove mi trovavo, e potevo capire cosa stesse succedendo, dai volti di entrambi, e dalle loro mani che non smettevano di cercarsi, le sue che, senza alcuna esitazione, accarezzavano i suoi due piccoli seni, e le sue erano posate tra i capelli del ragazzo, posso confessare che vedendo quello spettacolo, a così pochi metri di distanza, ho cominciato a sentire il mio inguine gonfio e la mia temperatura corporea è aumentata un po' di più, cosa che a un certo punto mi ha dato fastidio poiché non riuscivo a calmare il mio calore con nessuno e ho deciso di distogliere lo sguardo. In quel momento Carla non riusciva a trovarla in vista, e la verità è che non mi divertiva molto vedere i ragazzi dire sciocchezze e non riuscire a trattenere i drink dentro il corpo. Mi avvicino a Nina con un po' di nervosismo per chiederle di Carla, e lei mi risponde in tono mezzo beffardo e all'orecchio, visto che non si sentiva molto, che se n'era andata con il suo fusto. E mentre mi dirigevo verso la porta per uscire vidi il vero volto di Nina, nel locale risuonava una musica dolce, e le luci rosse puntate verso quella donna, appoggiata ad una ringhiera, che fungeva da "tubo" si muoveva lentamente e sensualmente. Quando la vidi, rimasi duro vicino alla porta, perché quelle ore erano rimaste solo le ballerine, passai qualche minuto osservando ogni movimento di quel corpo, che in quei momenti desidero con tutta me stessa, fosse mio, e soltanto mio, vedere. il suo contorsionismo e il suo viso focoso, pieno di fuoco, in cui si mordeva sempre il labbro inferiore, incitando a volerla mangiare come un cacciatore la sua preda, faceva anche molte pose tipo fotografiche in cui metteva il sedere o il seno tra quello che sarebbe diventato il tubo. Mi basta chiarire che il mio pene era in uno stato maggiore del normale, e non potevo trattenermi dal prendermi la mano per sistemarlo alla meglio senza che nessuno se ne accorgesse, ma in quel momento quella principessa era diventata una tentazione provocante, e non solo per me, ma per tanti altri uomini che volevano affermarsi come uomini esigenti, e andarono a toccarla, ma lei non voleva essere disturbata, al di là del fatto che l'avevano presa, lei se ne rendeva conto, e mentre quei ragazzi dicevano che era una troia scaldacazzi, per quello che aveva fatto. Il mio io interiore che nasconde un eroe dentro di me, ma non fuori, voleva difendere la mia piccola regina, e quando mi sono avvicinata e ho letto le mie intenzioni, i 5 ragazzi mi hanno picchiato senza neanche avvicinarmi a quella donna, mi hanno lasciato steso per strada e sono dovuto andare in un centro di pronto soccorso, ero un medico ma non un mago, servivano gli strumenti per potermi curare. Appena arrivata nel mio noto ospedale, appena ho varcato la porta di Rosita, la receptionist mi ha guardato ed è scoppiata a ridere. - Sei davvero il migliore, non esci nemmeno la domenica da questo ospedale-. - Devi vivere, sei rosa, aiutami, penso che mi abbiano lasciato il braccio e qualche costola rotta, ma tutto si può sistemare, vero? -. Gliel'ho detto strizzando l'occhio, perché Rosita era una delle impiegate più anziane dell'ospedale, lamentarsi sarebbe stata una sfida. - E mi dica, dottore, come è stato fatto? -. - Cercare di difendere una donna in un posto molto appropriato diciamo-. Mi ha lasciato nella sala radiologica, dove ho saputo della frattura del braccio e che le costole stavano bene ma i muscoli avevano qualche contusione. Non avrei mai pensato che sarebbe stato il pestaggio a portare la mia regina al presente. E lasciando i miei pensieri, non mi ero reso conto di essere così ossessionato dal pensiero del passato, ed era già ora di pranzo, dove ho deciso di fare uno sciopero della fame e di andare a fare un pisolino, perché non volevo proprio niente, e stavo solo aspettando le 5 del pomeriggio. Mi sono svegliato verso le quindici, per rinfrescare il corpo, ho fatto un piccolo bagno, mi sono vestito per lo sport e sono andato in ospedale. Siccome avevo fame dovevo fermarmi a prendere dei biscotti e un caffè molto forte, che con il mio lavoro è diventata un'abitudine per il mio corpo. Sono arrivato verso le 17,00, per me la puntualità è importantissima, sono salito su quell'ascensore come ho sempre fatto, ma con sensazioni diverse, oggi non volevo che nessuno mi vedesse, sono passato semplicemente dal seminterrato al terzo piano dove si trovava la mia reginetta, quando sono arrivato alla sua porta ho saputo dopo aver visionato alcune carte di un'infermiera allo sportello, pur facendo il massimo dei silenzi, non c'era nessuno, nemmeno la paziente, immaginavo fosse in bagno. - Signorina Silvetti, ho visto nella sua cartella che ha ricevuto molte coccole e carezze. Mi sono avvicinato alle sue spalle, afferrandola da dietro, sentendo il suo odore, il profumo dei suoi capelli, della sua pelle e la sensibilità della sua pelle al mio tocco, come si rizzavano i peli del suo corpo. - Oskar, basta, non ho voglia di scherzi e giochi, devo parlarti seriamente. Si allontana da me ed entra nella stanza in barella - Beh, a quanto pare siamo di cattivo umore, dimmi, vuota il sacco, dimmi cosa hai da dirmi-. Confesso che in quei momenti morivo dentro dalla curiosità, ma non volevo sembrare così curiosa perché altrimenti avrebbe cominciato a balbettare come fa quando è nervosa. - La mia famiglia vuole che non ti veda più, perché dicono che hai una cattiva influenza sulla mia carriera di ballerino, e siccome la mia carriera è breve, e sono al punto culminante, ho deciso...- Avevo detto tutto questo con gli occhi bassi e con le guance completamente rosse, e avevo capito cosa intendeva. - Ora Nina, non è necessario che tu continui con questa cosa. Capisco, sai, ho sempre rispettato le tue decisioni, e mi dispiace se ho danneggiato il tuo lavoro. Mi sono alzata dalla barella dove ero seduta, ho afferrato il modulo che pendeva ai piedi del letto per vedere il suo stato di salute, volevo nascondere ogni mio atto di debolezza, non volevo essere io a supplicarlo continuamente di stare con me, e anche se mi aveva spezzato il cuore e l'anima per avermi confessato che non aveva abbastanza coraggio per accettarmi nella sua vita, niente di più, non gli avrei mai chiesto di scappare con me, o qualcosa del genere, anche se è non era una cattiva idea, ma non era una cosa fuori dal mondo sentire solo piccoli momenti della sua presenza con me, regalarmi quegli attimi che nessun altro poteva regalarmi, poiché solo con lei mi sentivo in grado di dare libero sfogo alle mie emozioni, anche se ora sto cercando di nasconderle, e sono sicura che lei fosse completamente consapevole dei miei sentimenti contrastanti in quei momenti. - Ebbene, secondo queste carte, le tue difese sono diminuite notevolmente rispetto ai mesi scorsi e il tuo battito cardiaco non è lo stesso, ora chiariscimi una cosa prima di partire, cosa è successo ieri? Qual è stato il motivo di questo svenimento improvviso? Speravo solo che fosse onesta con me. - Uhm... umm... sai, sono svenuto perché... mi sentivo un po' senza fiato a causa della folla di persone e a causa del nervosismo, sai. - Vabbè, va bene se lo dici tu. Ero sicuro che stesse mentendo, forse erano segni di svenimento ma il modo in cui era crollata non era normale. Le diedi solo l'ultimo bacio previsto sulla fronte, non volevo assaggiare quelle labbra che mi avrebbero fatto ancora più male se le avessi assaggiate così com'ero, dolorante di rabbia e impotenza perché la regina si sentiva così sicura con me che non aveva paura di stare al mio fianco. Scesi con l'ascensore in completo silenzio, e a metà strada colpii forte lo specchio che c'era nell'ascensore, forse cercando di farne il pugno che mi faceva più male dell'anima, ma no, mi presi solo un livido e continuai con l'anima vuota come all'inizio. Sono andato al piano dove si trovavano tutti gli uffici, ho cercato il dottor Martínez, che si prendeva cura di Nina, gli ho chiesto cosa avesse, perché non credo a queste cose nervose, e lui mi ha confermato che era molto probabile che soffrisse di un disturbo alimentare, che per la sua professione, il suo corpo e i suoi sintomi era il più normale, questa notizia mi è stata molto brutta, perché ogni volta che l'avevo vicino la vedevo come sempre con le sue stesse curve, le sue stesse sensazioni, ma non ci facevo caso se stava mangiando. o no, l'ultima cosa che abbiamo avuto la fortuna di fare è stata mangiare. Mi sono detto, e forse era questo che non le permetteva di esibirsi come volevano i suoi familiari nella sua professione. Mentre tornavo a casa ho pensato ancora tra me e me. Sebbene sia sempre stata una bella ragazza diligente, ultimamente qualunque cosa facesse, non riusciva a fare due passi insieme, e questo la metteva di pessimo umore, e non voleva nemmeno vedere l'ombra di me, anche se per prima cosa era sicuro, per me voleva che facessi sesso... Con mio rammarico le ho sempre promesso di essere prigioniera dei suoi desideri e niente di più, non potevo permettermi di fare di più, non avevo né le capacità né il corpo, né la posizione sociale, o l'età per essere qualcosa di più serio. Ma non l'avrei lasciata crollare così, essendo così importante, e non mi importava affatto di quello che pensavano gli altri, mi sarei dedicato in vita e in morte per lei, per la sua guarigione e la sua felicità più importante, anche se era lei stessa a cercare di allontanarmi e non volevo ammetterlo ma il desiderio della sua carne era più forte di quello che la mia ragione avrebbe potuto... ---------------------------------------------------------------------- Spero che il seguito della storia vi piaccia e indirizzatemi verso i vostri desideri e gusti di lettura, per continuare questa storia. Stai attento!
